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Dittatura Democratica: in morte di un Poeta

V

 



Davanti a ciò che accade
e che tutti ci coinvolge,
in Italia ma nonsolo... 





 

 


Mi ha fermata, tra l’alluvione che ha messo in ginocchio l’Italia del centro nord e i mille rivoli della cronaca crudele di questi mesi nella quale ora sono i padri a fare strage dei loro cari, una notizia data quasi sottovoce: la morte di un poeta di vent’anni, massacrato dalle forze dell’ordine del suo stesso Stato.


Già queste prime righe che vi ho scritto dovrebbero essere sufficienti a scuotere le vostre coscienze, ma potrei scendere nei particolari e comunicarvi ciò che ha scosso la mia sensibilità, e le reazioni che ha generato. Perché empaticamente io ho avuto la percezione precisa di quanto hanno provato le famiglie del modenese che per tre giorni lo Stato Italiano haalluvione-modenese
abbandonato senza energia elettrica né generi di prima necessità e senza telefono mentre la loro casa era circondata dalle acque di un fiume esondato. Abbandonati. E quel padre? Io ero nel suo pensiero disperato mentre riusciva solo a puntare un’arma sulla figlia e a ucciderla, prima di dare lo stesso destino alla sua compagna e a se stesso. Disperato.


E il poeta Sergey Nigoyan di cui a fatica troviamo un’immagine devastante, del suo corpo gettato su un tavolo d’obitorio improvvisato che, subito, ci restituisce la memoria di un altro eroe morto per i suoi ideali, Ernesto Che Guevara. La massa dei telegiornali non ha neppure sentito la necessità di comunicare, a noi che nel civilissimo continente europeo, uno Stato si arroga il diritto di uccidere i suoi figli senza che nessuno insorga. In ogni piazza delle Sergey-Nigoyancapitali europee avrei voluto vedere manifestanti con cartelli sui quali era scritto il nome di quel poeta di vent’anni: Sergey Nigoyan. Almeno, alla fine degli anni Sessanta, di fronte al giovane studente cecoslovacco Jan Palach, che si era dato fuoco per protestare contro l’invasione Sovietica, la gente scese in piazza. Oggi, invece, niente, niente e silenzio.


Ed è in quest’aria che tutti noi respiriamo, che per quanto inquinata e mefitica è l’unica che ci rassegniamo a respirare per sopravvivere in qualche modo, che in Italia ci costringono ad assistere impotenti all’instaurarsi della nuova Dittatura, quella che gli storici, forse, domani sui loro libri definiranno la Dittatura Democratica.
Perché, mentre ci gettano negli occhi la polvere di una discussione accessoria – preferenze sì o preferenze no, lista lunga o listino -, ciò per cui realmente stanno operando i Politici che hanno in mano le leve del Potere, affidate loro dagli Uomini Grigi che detengono il Potere Economico del Pianeta Blu, è il varo di una nuova Dittatura. Una Dittatura mascherata da Democrazia, che nel suo programma attuativo porterà all’espulsione dal Parlamento di tutti quei Partiti che non raggiungono la soglia dell’8%, del 5% o del 4%... non è importante la percentuale… La nostra attenzione deve fermarsi al principio che si sta cercando di trasformare in Legge: una soglia di sbarramento che limiti l’accesso di una rappresentanza popolare al Parlamento dello Stato italiano.
È la fine di ogni Democrazia, credetemi.


Mentre nel nostro continente si mette a ferro e fuoco una città, e si ha l’impunità di uccidere un poeta di vent’anni senzaKiev-manifestanti
che nessuna coscienza europea senta la necessità di ribellarsi, di scendere in piazza a manifestare il proprio dissenso, mentre noi accettiamo in silenzio che gli abitanti di questa nazione siano abbandonati a se stessi, nella disperazione di un alluvione o nel pensiero tragico di sterminare la propria famiglia, la determinazione di instaurare una nuova Dittatura avanza.

Io vi prego: riappropriatevi delle vostre vite.
Flaminia P. Mancinelli 





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