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Matrimonio lesbico a Di’Gay Project"? Ma va'!

matrimonio lesbico



Vi proponiamo le riflessioni di Giovanni Dall’Orto sul matrimonio lesbico celebrato da Imma Battaglia al Di’Gay Project.

 

 

 


Interessante il comunicato emesso in data 25 maggio 2012 da Di'Gay Project (dal titolo "Matrimonio lesbico a Di’Gay Project. Imma Battaglia celebrerà lo scambio delle promesse") in quanto mostra come un'ampia parte del movimento lgbt agisca ormai d'istinto (quasi col pilota automatico) per compiacere i politici (e se pensate immediatamente ad Alemanno quando io dico "Imma Battaglia" la colpa non è mia. È sua).

Imma Battaglia è da sempre - e oltre tutto, coerentemente - contraria ai matrimoni gay. Suo diritto: dieci anni fa lo ero anche io, per dire. Quindi che ci siano parti del movimento gay che la pensano oggi come la pensavo io ieri non mi scandalizza affatto: visto che ragionavo come loro, capisco i loro punti di vista.
Quel che mi scandalizza è semmai il modo scorretto in cui si cerca di deviare il discorso verso soluzioni che sono totalmente diverse da quel che il comunicato stampa in questione dichiarano d'essere.

L'idea che una semplice scrittura privata possa avere gli stessi effetti d'un matrimonio, o anche di una unione civile, è infatti semplicemente falsa. Non comprendo come una scrittura privata possa sormontare il codice civile relativamente agli eredi necessari, o alla reversibilità della pensione, o all'eventuale matrimonio (eterosessuale) di uno dei contraenti, o...
Oltre a ciò una scrittura privata, proprio in quanto privata, non ha alcun bisogno di riti o celebranti (un tempo avevamo Consoli che faceva il prete in simili occasioni, adesso abbiamo la Battaglia... e va be', si vede che l'aria del Vaticano ai romani dà queste idee). Ha bisogno semmai, per essere "autenticata", di un pubblico ufficiale, cosa che però non mi risulta Imma Battaglia sia. 

Aggiungiamo ancora che se anche il pubblico ufficiale ci fosse (ma qui non c'è) un contratto privato di coppia redatto davanti a un pubblico ufficiale noi lo conosciamo più familiarmente sotto il nome popolare di "Pacs", che è un istituto rispettabile ma che è cosa del tutto diversa da un "matrimonio lesbico". Tanto è vero che alle recenti presidenziali francesi è stato promesso che in Francia sarebbe stato introdotto anche il matrimonio gay oltre al Pacs.

Insomma, qui si sta creando confusione usando a sproposito un termine per un altro, e proprio nei giorni in cui, a raffica, si sono finalmente detti favorevoli al matrimonio gay in senso stretto prima Di Pietro, poi Ferrero, poi (al solito in ritardo) Vendola, nonché Emma Bonino (e siamo già a quattro in pochi giorni).
E forse questo "qualcuno" lo sta facendo esattamente per questo: per cercare di sviare la nostra attenzione verso festicciole private ribattezzate "matrimoni lesbici" ma che matrimoni non sono affatto.

Chiariamo bene: ognuno di noi ha il diritto di celebrare cerimonie private, laiche o religiose (in Italia quelle religiose le celebrano già i valdesi e i veterocattolici) per sé e per i propri amici.
L'importante è avere ben chiaro in mente che si tratta solo di questo: cerimonie private, e non "matrimoni".

Come se non bastasse ancora, c'è il fatto che l'idea di aggirare in qualche modo il (deliberato) vuoto legislativo facendo ricorso a scappatoie o usi creativi delle norme esistenti, è stato sin dal 1981 il cavallo di battaglia di Doriano Galli (non a caso anch'egli romano), che nel 2005 si è però infine scontrato con un rifiuto da parte d'un ufficiale di Stato civile di registrare l'atto notorio.
In altre parole, la strada oggi "inventata" da Di'Gay Project non solo è stata già tentata sin dal lontano 1981, ma si è già rivelata un vicolo cieco.

Sfugge quindi a chi giovi la riproposizione d'una falsa pista come questa, quasi fosse un'alternativa alle battaglie che stiamo conducendo per il matrimonio gay.
O meglio, sfugge se si escludono i politici, che se riuscissero ad evitare con un escamotage come questo di discutere del "perché sì" e "perché no" ai matrimoni gay sarebbero solo felici.

Per concludere noto la riga finale: una delle "matrimoniate" non è "dichiarata", quindi la si potrà riprendere solo di spalle.
Ebbene: se questo fosse un matrimonio vero, andrebbe puntualizzato che un matrimonio è un atto pubblico, tanto che necessita della PUBBLICAZIONE nell'Albo del Comune per essere in regola con la Legge.
Quindi sarebbe assurdo per noi batterci per ottenere un atto pubblico comportandoci poi in modi che spingono a pensare che non siamo pronti a viverlo in quanto atto pubblico.
Tuttavia questo non è un matrimonio, quindi almeno su questo non ho altro da eccepire.

Resta solo da capire perché o per chi si sia voluto, con questo comunicato, dichiarare che si tratta d'un matrimonio. 
Ma basta chiedere "cui prodest" per capire tutto. Al solito.
Giovanni Dall'Orto
(Da "Facebook", 29 maggio 2012)

 

Chi è Giovanni Dall'Orto:
Giovanni Dall'Ortonato a Milano (dove vive) nel 1958, ha fatto gli studi classici, si guadagna da vivere come giornalista e scrittore, è un militante gay (dal 1976) e, come si può notare dal suo sito, è pure uno storico. Certa gente le ha proprio tutte...
Ha iniziato a fare il giornalista nell'"Agenzia stampa sui problemi dell'emarginazione" (ASPE) del Gruppo Abele di Torino, del quale è stato volontario per tre anni e mezzo, lavorando anche come redattore nella loro casa editrice, le "Edizioni Gruppo Abele".
Tornato a Milano, ha collaborato con varie riviste (fra le altre "Panorama"), ma dal 1985 al 1998 ha lavorato in modo quasi esclusivo per la rivista "Babilonia".
Della casa editrice "Babilonia" ha curato anche il settore librario (sia libri fotografici sia testi), nonché l'annuario di cultura "La fenice di Babilonia".
Nel 1997-1998 è anche stato il direttore responsabile del mensile "Babilonia" stesso.
Dal 2000 al dicembre 2001 è stato "contents manager" (si dice così, boh: vuol dire che curava la parte editoriale) dei siti immobiliari:www.ecasa.it e www.hotraslocato.it di Data House.
Dal luglio 1999 collabora con il mensile "Pride", del quale è stato direttore responsabile dal marzo 2000 al febbraio 2008.
Attualmente fa il precario e lavora dove trova.
Ha pubblicato alcuni libri sulla tematica gay:
• Leggere omosessuale. Bibliografia, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983;
• Aids [in collaborazione con il dott. Riccardo Ferracini], Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985 [quattro edizioni];
• La pagina strappata. Interviste su omosessualità e cultura, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985;
• Figli diversi (in collaborazione con mia madre, Paola Dall'Orto), Sonda, Torino 1991 [quarta edizione: 1999];
• Manuale per coppie diverse, Editori Riuniti, Roma 1994 [due edizioni].
E’ stato nel 1985 socio fondatore dell'Associazione Solidarietà Aids di Milano, poi per due volte presidente dell'Arcigay di Milano, e membro della segreteria nazionale dell'Arcigay.
Ha infine pubblicato, su varie riviste italiane e straniere e su libri miscellanei, contributi di tema storico (chi desidera l'elenco in formato .doc dei testi storici già pubblicati può richiederlo per email), ha contribuito all'Encyclopaedia of Homosexuality (curata da Wayne Dynes per Garland, New York 1990) e ha scritto le voci italiane anteriori al 1945 (una cinquantina) per il Who's who in gay and lesbian history (Routledge, London & New York, 2000), curata da Robert Aldrich e Garry Wotherspoon.
Fa parte del "Board of editors" della rivista accademica americana "Journal of homosexuality".
Collabora ad alcuni siti di cultura, principalmente Culturagay.it e Wikipedia (specie qui).
Ha molti difetti: è in sovrappeso, e... be', adesso non se ne ricorda altri, ma se fa uno sforzo per fingere di essere molto modesto magari gliene viene in mente qualcun altro... :-P
Se di tutto questo non te ne frega un tubo perché sei finito qui solo perché volevi leggere della sua famiglia e di sua madre Paola Dell'Orto in Dall'Orto, presidente dell'Agedo, allora fai clic qui.

Creative Commons Somerights 

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