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Nina’s Drag Queens

 

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Quando li ho incontrati al Mix festival di Milano è stato amore a prima vista. Ecco la storia del gruppo raccontata da Alessio Calciolari, in arte Donata.




 

Li ho incontrati al Mix Festival di Milano, io distribuivo preservativi e informazioni come volontaria di ASA Onlus e loro cartoline promozionali relative a “Drag Penny Opera”, lo spettacolo che avrebbero tenuto al Teatro Elfo Puccini. È stato amore a prima vista e ho deciso che ne avrei scritto su Pianeta Queer.

Eccomi a raccontare la loro storia e a proporvi una breve intervista.

La compagnia Nina’s Drag Queens è composta da attori e danzatori: Alessio Calciolari, nome d’arte DonataLorenzo Piccolo,gruppo-dragpennyopera nome d’arte DoraGianluca Di Lauro, nome d’arte DésiréeUlisse Romano’,  nome d’arte DemetraSax Nicosia, nome d’arte DeeDeeStefano Orlandi, nome d’arte Dina.
«Nel personaggio Drag Queen – spiega Alessio Calciolari - abbiamo trovato la chiave espressiva per portare avanti la nostra personale idea di teatro, la compagnia è nata da un’idea di Fabio Chiesa nel 2007, presso il Teatro Ringhiera di Milano. Siamo partiti con spettacoli che prendevano spunto dal genere della “rivista” e dell’happening performativo, per poi crescere e strutturare la nostra poetica verso uno specifico teatrale, arrivando recentemente a scomodare i classici. Nel 2012 con il “Il Giardino delle Ciliegie” di Anton Čechov e nel 2015 con “DragPennyOpera” liberamente tratta da “L’opera del mendicante” di J. Gay. Questo il percorso anche grazie al nostro regista e direttore artistico Francesco Micheli».

Una drag queen abitualmente si esibisce come solista, con numeri in playback, o come presentatrice e animatrice in serate di cabaret e varietà. Per Nina’s l’idea di gruppo e di coro è fondamentale per la costruzione dello spettacolo: «siamo creatori oltre che interpreti», precisa Alessio.

Dal 2009 condividono il loro percorso di ricerca attraverso laboratori rivolti a tutti, donne, uomini, amatori e professionisti. È ancora Alessio a raccontare: «Cerchiamo di condividere una poetica, basata anzitutto sul femminile -e sul maschile, in controluce- come possibilità teatrale e codice espressivo, e sull'uso del playback come l'appropriazione di un altro da sé, di un canto che mi attraversa senza che sia il mio».
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Loro amano definirsi così: “Siamo
 imitatrici prima che attrici, ammiratrici sfegatate, collezioniste in erba, manipoliamo il già esistente e lavoriamo per associazione di idee, per costruzioni di immagini che dialogano con altre immagini. Il playback e il citazionismo si trasformano così nel nostro mezzo espressivo, la voce di altri artisti nella nostra voce, fatta di frammenti.”

Ed ora entriamo nello specifico rivolgendo qualche domanda ad Alessio Calciolari.
 

D. Qual è la parte più difficile del vostro lavoro?
R. La parte più difficile del nostro lavoro, ma anche una delle più divertenti sono le coreografie. Studiamo i movimenti all’inizio senza tacchi, trucco e parrucco e ci sembra di saperle bene, soprattutto dopo due ore e ore di prova, ma solo perché la Dina è la più lenta ad impararle altrimenti saremmo più veloci. Poi si complica quando hai la gonna dal costume che s’infila sotto il tacco alto, la spallina del reggiseno che cade e t’impedisce di alzare il braccio e la parrucca che non ti fa vedere dove vai. Ma per fortuna tutto questo piano piano riusciamo a superarlo, e magari qualche piccolo errore rimane come parte integrante del pezzo finale.


D. E quella che vi dà maggiore soddisfazione?
R. La parte che più da soddisfazione è sapere bene il playback e poterlo fare con tutte le sue sfumature e pause. Per esempio in DragPennyOpera, Alessio che interpreta Lucy, fa un playback di un recitato tratto da “Amore mio Aiutami” film con A. Sordi e M. Vitti, nel quale M. Vitti -la sua attrice preferita- viene presa a sberle da Sordi. Il pezzo è commovente e ironico al tempo stesso. Anche se non è la tua voce, hai la possibilità di dargli un’interpretazione: con i gesti, il corpo e la relazione con il tuo personaggio che porti in scena. E’ una grande soddisfazione.


D. A cosa state lavorando ora?
R. Adesso stiamo lavorando a uno spettacolo scritto e interpretato da Lorenzo Piccolo, con la regia di Alessio Calciolari.
Lo spettacolo è unil-giardino-phmariobenvenut monologo/melologo per drag queen solista. Prende le mosse da “La voce umana” di Jean Cocteau, dalla sua trasposizione in opera lirica, musicata da Francis Poulenc, ma anche dalla storia della bella e volubile Alma Mahler, musa di tanti artisti del novecento, che ebbe una tormentata relazione con il pittore Oscar Kokoschka. Questi, da lei abbandonato, ne fece costruire una bambola a grandezza naturale. Questo progetto porta con sé tutta la poetica delle Nina’s e rappresenta un esperimento nuovo della nostra compagnia.


Siete curiosi di vedere Nina’s Drag Queen in scena?
Il 27 e il 28 ottobre alla prima nazionale di “Vedi alla voce Alma” al festival Danae a Milano.
Dal 17 al 20 novembre con “DragPennyOpera” al Teatro Metastasio a Prato.

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