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Mamma, papà o…genitore?

 

camilla-seibezzi

La proposta di Camilla Seibezzi, Delegata Diritti civili Politiche contro le discriminazioni Cultura Lgbtq e Presidente commissione cultura Comune di Venezia, ha fatto molto discutere. Per saperne di più, le abbiamo rivolto alcune domande.






 

Dal 2010 è consigliera comunale a Venezia nella Lista civica In Comune e dal 1 Settembre 2013 è delegata del Sindaco di Venezia ai Diritti civili, Politiche contro le discriminazioni e Cultura Lgbtq, ma quello che ha portato Camilla Seibezzi sulle pagine dei quotidiani è stata la sua proposta di sostituire “mamma” e “papà” con “genitore”. Come era facile prevedere sono arrivate molte critich ma anche molti apprezzamenti.
Per saperne di più, abbiamo rivolto a Camilla Seibezzi alcune domande e non ci siamo fermati alla pietra dello scandalo, ma abbiamo allargato alle tematiche dei diritti, soffermandoci, tra l’altro, su orientamento sessuale e genere, termini che molto spesso vengono confusi.

 

D. La tua proposta di sostituire “mamma” e “papà” con “genitore” ha suscitato molte polemiche, da dove nasce la tua proposta?
R. Sono la neodelegata del Sindaco di Venezia ai Diritti civili, Politiche contro le discriminazioni e Cultura Lgbtq e durante la presentazione delle linee di mandato in conferenza stampa ho esplicitato che uno dei provvedimenti a cui tengo sarà l'adeguamento di tutta la modulistica del Comune con termini che evitino qualsiasi tipo di discriminazione.
Ho deciso di iniziare dai moduli di iscrizione scolastica perché prioritaria è la necessità che si tutelino i figli delle coppie omogenitoriali nei loro legami di tutela e cura con le loro famiglie di fatto. Genitore permette a tutti, coppie omogenitoriali, eterosessuali, genitori single tanto quanto adottivi o affidatari di descriversi nello spazio sottostante al termine “genitore” senza dovere correggere o cancellare caselle o parole che non corrispondono loro in alcun modo. Tutte le famiglie possono essere descritte per quello che realmente sono.

famiglie

 

D. Partendo dalla tua proposta, pensi che sia venuto il momento di mettere mano al Diritto di Famiglia, magari riscrivendolo in una forma veramente laica?
R. Assolutamente sì. In Italia quando si modificò il Codice Civile si spostarono alcuni accenti modificando ad esempio il termine patria potestà con potestà genitoriale: non è la funzione riproduttiva bensì la capacità genitoriale a garantire lo sviluppo socio-emotivo e cognitivo sano del minore. Al centro del diritto minorile il bambino diventa soggetto di diritto e non oggetto dei diritti derivati dagli adulti. Bisogna fare ancora molto, moltissimo.


 

D. Genere e orientamento sessuale sono spesso confusi in Italia, a tuo parere come si può operare per fare un po’ di chiarezza? Raccontaci la tua esperienza al Comune di Venezia.
R. Credo ci sia bisogno di un vero e proprio alfabeto emotivo e dell'ausilio della ricerca scientifica quali denominatori comuni di ogni azione di governo. La maggior parte dei politici ignora il significato di molte parole tra cui quelle che hai citato. Quale diretta conseguenza, quando le parole sono state spogliate del loro senso, facilmente ci si scorda che dietro i termini ci sono le vite delle persone. Ecco, io voglio ripartire da qui. Dal contatto immediato tra la parola e l'azione. Voglio che ogni volta che si redige un regolamento, una legge, si attiva un dispositivo o si predispone un servizio si tenga conto di tutti, la comunità Lgbtq ha un credito enorme in questo senso ed è ora di riscuoterlo.


 

D. In Germania è stata approvata la legge per il “terzo sesso”, a tuo avviso è una buona iniziativa? O ha il difetto, da una parte di essere ghettizzante e dall’altra di ricondurre comunque alla “normalizzazione” e “categorizzazione”, dimenticando che le persone hanno mille sfumature e non possono essere rinchiuse in una scatola?
R. La dialettica tra il neutro e la cultura delle differenze non ha facili soluzioni, possiamo solo lavorare con la consapevolezza che le parole delimitano sempre una categoria di conoscenza, è il modo attraverso il quale organizziamo il mondo dentro di noi. L'importante è non usarle mai con negligenza, con quel pressapochismo che ha disseminato tanta transgender symbol hires
miseria culturale e tante ingiustizie sociali. Non credo che la legge per il “terzo sesso” possa avere delle conseguenze negative, quelle positive sono da sperimentare. La legge è giovane va conosciuta a fondo e studiata nelle sue applicazioni concrete e nelle esperienze a cui darà luogo.


 

D. Ed infine, da circa 30 anni in Italia il movimento Lgbtq sta lottando per quelli che vengono comunemente definiti i “diritti gay”, e se più semplicemente, senza più disperdersi in vari rivoli, si iniziasse a lottare per “il diritto della persona”?
R. Comprensibile il desiderio di inclusione nel termine persona, mi ci ritrovo, ma la strada è lunga ed è importante che la comunità Lgbtq sia strutturata per supportare chi la rappresenta. Avere un peso specifico legato ad un'identità permette la dialettica politica e dà i suoi frutti.
Parliamo di una comunità che non ha mai ottenuto il benché minimo diritto e che a tutt'oggi è oggetto di più o meno visibili discriminazioni. Prima di cancellare le sigle é importante che le persone ne abbiano metabolizzato il significato e la portata emotiva. Poi su un piano paritario saremo tutte persone. Ma consapevoli. Io ci sono.


 

Chi è Camilla Seibezzi
Esperta in progettazione culturale. Dal 2010 e' consigliera comunale a Venezia nella Lista civica In Comune che comprende anche SEL e Presidente della Commissione Cultura. Dal 1 Settembre 2013 e' delegata del Sindaco di Venezia ai Diritti civili, Politiche contro le discriminazioni e Cultura Lgbtq.

Ha una pluriennale esperienza come project manager di grandi mostre. E’ stata responsabile dell’organizzazione e programmazione dell’area Arts and Cultural Heritage Management e docente dei master in Cultural Planning, Strategic Planning, Management degli eventi artistici e dello spettacolo presso l’Istituto Europeo di Design di Venezia.
Ha curato il volume Loading. Una nave pirata, per immaginare la Biennale del terzo millennio. 1895-2007, Milano, 24 ORE Motta Cultura, Regione del Veneto, 2008.



 

 


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