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Ho molti Amici Gay

 

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Una premessa che apre le porte al più classico discorso omofobo. Nel suo saggio, pubblicato da Bollati Boringhieri, Filippo Maria Battaglia analizza la crociata omofoba della politica e della società italiana.








 


È la premessa di rito di ogni discorso omofobo, accompagnata immancabilmente dalla negazione sistematica di diritti elementari. Se si dovesse stilare una classifica delle espressioni discriminatorie più abusate dalla politica italiana, «ho molti amici gay» staccherebbe quasi tutte le altre. Dalla tolleranza più formale fino alle aggressioni verbali, la politica e la società italiana del dopoguerra hanno sperimentato un’amplissima gamma di discriminazioni. Ci sono partigiani e costituenti, Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, Oscar Luigi Scalfaro e Lina Merlin, lo sterminato campionario del centrodestra e le più sorprendenti esternazioni di Massimo D’Alema. Frasi dell’altro ieri, che in modi diversi persistono in politica, relegando l’Italia tra i Paesi più omofobi d’Europa.

Non possono fare gli insegnanti né i capi scout, non devono baciarsi e tenersi per mano in pubblico, vanno curati e, se possibile, redenti. Da sempre la politica italiana dice di non avere «nulla contro gli omosessuali» eppure, da sempre, li discrimina. C’è chi invoca «sobrietà», chi domanda «discrezione», chi chiama in causa la Bibbia, chi ricorre a citazioni d’autore. Passano gli anni, cambiano i toni e gli interlocutori ma il risultato – nonostante gli ultimi passi in avanti – resta lo stesso: diffidenza e fastidio, fino all’aggressione verbale e all’insulto. Sin dal dopoguerra la crociata contro i «malati» e gli «anormali» recluta quasi tutti: capi di Stato e di governo, ministri e parlamentari, segretari e leader di partito. Attecchisce a destra ma spopola anche a sinistra, coinvolgendo figure insospettabili e venerati padri della patria. «Ho molti amici gay» non è solo l’immancabile premessa di rito prima di ogni discorso omofobo, dentro e fuori dall’Aula. È la storia, succinta e dettagliata, di quanto la discriminazione e il pregiudizio contro gli omossessuali siano radicati nella politica e nella nostra società. Garantendo all’Italia l’infelice primato del Paese con la classe dirigente più omofoba in Europa.

Pubblicato da Bollati Boringhieri, il libro è disponibile in versione cartacea e digitale.

 

 

Chi è Filippo Maria Battaglia
Nato a Palermo nel 1984, vive a Milano da parecchi anni. Giornalista di «Sky TG24», ha scritto tra l’altro per le pagine culturalifmb di «Panorama», «Il Foglio», «Il Giornale» e del dorso siciliano di «la Repubblica». Con Bollati Boringhieri ha pubblicato: “Lei non sa chi ero io! La nascita della Casta in Italia” (2014), “Stai zitta e va’ in cucina. Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo” (2015) e “Bisogna saper perdere. Sconfitte, congiure e tradimenti in politica da De Gasperi a Renzi” (con P. Volterra, 2016). È inoltre autore di: “A sua insaputa. Autobiografi a non autorizzata della seconda repubblica” (con A. Giuffrè, 2013), “I sommersi e i dannati. La scrittura dispersa e dimenticata nel ’900 italiano” (2013). Ha curato diverse antologie giornalistiche, tra cui “Professione reporter. Il giornalismo d’inchiesta nell’Italia del dopoguerra” (con B. Benvenuto, 2008) e Scusi, lei si sente italiano? (con P. Di Paolo, 2010).












 

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