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Un articolo di Maria Teresa Meli, una presenta e-mail inviata alla RAI sull'utilizzo della parola "preservativo", le prese di posizioni di politici e rappresentanti delle associazioni LGBTQ.


 

L’articolo, firmato da Maria Teresa Meli, pubblicato venerdì 2 dicembre sul Corriere della Sera, sulla presunta e-mail inviata dal Ministero della Salute alla Rai per vietare l’uso della parola “preservativo" nelle trasmissioni del 1° dicembre, ha scatenato un uragano. Le associazioni della comunità Lgbtqi sono giustamente insorte.

Condom Rainbow

LE REAZIONI 
«Chiediamo al Ministro della Salute Balduzzi di smentire coi fatti e non a parole questi sospetti, ha lanciando immediatamente una seria campagna informativa e una seria politica di prevenzione che vedano al centro l’uso del profilattico come primario strumento di prevenzione dell’HIV e delle altre malattie sessualmente trasmesse». Ha tuonato Andrea Maccarone dal Direttivo del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

Aurelio Mancuso Presidente Equality Italia, oltre a chiedere chiarimenti al Ministro, ha chiamato in causa anche la Rai: «Chiediamo al Presidente della Rai e al Consiglio d’Amministrazione di dare conto ai cittadini italiani di una disposizione, che se confermata, lede i fondamentali diritti di avere dalla Tv di Stato un’informazione completa, obiettiva, basata sulle determinazioni scientifiche. Non è ammissibile che il ministero della Salute possa aver sollecitato una posizione del genere e, ancor più grave, che sia stato sollecitato un orientamento del genere all’interno della televisione pubblica».

Una dura presa di posizione è arrivata da Guido Allegrezza, responsabile diritti civili ed umani di SEL Lazio «HIV, l'Italia ritorna ai secoli bui. E' l'unico commento sensato che posso fare nell'apprendere con sincero sconcerto che il ministero della salute avrebbe fatto pervenire alla RAI l'indicazione di non nominare esplicitamente il profilattico e di limitarsi a sottolineare il concetto generico di prevenzione nei comportamenti sessuali e la necessità di sottoporsi al test HIV in caso di potenziale rischio. E' del tutto evidente che siamo di fronte ad una aberrazione del sistema dell'informazione, con la RAI che rinnega il suo ruolo di servizio pubblico e diffonde ad un vastissimo pubblico un'informazione distorta e manipolata, contribuendo di fatto ad aumentare il rischio di diffusione del virus HIV e di tutte le altre malattie a trasmissione».

Sul tema, è intervenuto anche Luigi Nieri, capogruppo di SEL alla Regione Lazio, secondo il quale «l'atteggiamento irresponsabile del Ministero e l'atteggiamento prono della RAI sono indice di una situazione che è al limite del sopportabile. Queste pratiche censorie sono intollerabili in un Paese civile. Ci dobbiamo dunque domandare se l'Italia si possa ancora considerare tale o se ci dobbiamo rassegnare a vederla sprofondare nel buio dell'ignoranza, in una spirale che ci riporta indietro di decine di anni».

LA SMENTITA
Fortunatamente, nel pomeriggio, diramata da AdnKronos, è arrivata da Bruxelles la smentita del Ministro che ha anche aggiunto: «Se e' stata data un'indicazione e' un problema interno della Rai, noi non c'entriamo niente. La prevenzione all'AIDS e' una questione molto Un condom del 1640complessa, che ha bisogno di comportamenti responsabili».

Come era prevedibile, anche la smentita ha generato prese di posizione da parte di alcune associazioni LGBTQI.

Rebecca Zini, responsabile salute Arcigay, ringrazia il Ministro della Salute per le rassicurazioni sull'inesistenza di un veto in RAI alla pronuncia della parola preservativo e alla diffusione di una cultura della prevenzione.

LA MANIFESTAZIONE
Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, pur apprezzando le dichiarazioni di Renato Balduzzi, prende posizione nei confronti della Rai, annunciando una manifestazione con distribuzione di preservativi per sabato 3 dicembre alle 11 davanti alla sede di Viale Mazzini

«La nostra - precisa Marrazzo - sarà una manifestazione pacifica contro quella che ormai appare essere, anche stando alle affermazioni del CDR del Gr Rai, una forma di pressione da parte della Rai sui giornalisti a non parlare di preservativo, cosa che si verifica ormai da troppo tempo nel servizio pubblico radiotelevisivo, che da oltre un decennio non programma una seria campagna di informazione sulla prevenzione da HIV. Una linea editoriale che appare adesso smentita anche dalle ultime dichiarazioni sull'utilità dell'uso del profilattico come mezzo di prevenzione dallo stesso Ministro Balduzzi, dichiarazioni che apprezziamo».
Marinella Zetti





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