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Questo odio non ti somiglia

 


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Intervista a Carlo Scovino, autore del saggio sulle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT nelle forze dell’ordine e nelle forze armate.











 

La discriminazione delle persone Lgbt nella forze dell’ordine e nelle forze armate è un argomento difficile da trattare ma indispensabile. Lo fa dal 2005 Polis Aperta ed ora anche Carlo Scovino con il saggio “Questo odio non ti somiglia” pubblicato con Rogas Edizioni. Il saggio è disponibile in versione cartacea in libreria e nei siti di vendita online.

Per capire e scoprire cosa significa entrare in questo territorio minato, abbiamo intervistato l’autore.


D. Perché hai sentito l'esigenza di trattare il tema delle discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere all'interno delle forze di polizia e delle forze armate?
R. L'intenzione di scrivere un libro sulle violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone LGBT nelle forze armate e nelle forze di polizia coincide con la scoperta di Polis Aperta, la prima associazione -esiste dal 2005- per le persone omo-bisessuali e transgender operanti negli ambienticarlo-scovino-ok militari e di polizia con l’obiettivo di liberare l’ambiente di lavoro delle caserme dalla discriminazione legata all’orientamento sessuale. 
L’associazione, attraverso iniziative specifiche di carattere culturale e di sensibilizzazione si propone di sviluppare una rete di solidarietà fra gli iscritti. Inoltre si prefigge di assistere, nelle forme legali più idonee, i soggetti discriminati. Per i soci fondatori, Polis Aperta, ha il significato di polizia democratica, libera e rispettosa dei diritti di tutte e di tutti. 
La scoperta dell'associazione, alla quale è dedicato un intero capitolo, è avvenuta nel maggio 2017 a Torino, durante il giro di presentazioni del mio libro “Love is a human right”, (Rogas Edizioni) patrocinato da Amnesty International. A questa associazione, di cui sono anche attivista, ho devoluto interamente la quota dei diritti d’autore. Al termine dell'evento l'allora vice presidente di Polis Aperta si è presentato e mi ha consegnato un volantino da leggere.
Dopo quell’incontro torinese sono stato così incuriosito dal voler incontrare alcuni rappresentanti dell’associazione e per approfondire un tema a me, e non solo, quasi sconosciuto.
Ho cercato credo l’unico libro pubblicato in Italia “Non chiedere non dire? Vite di gay in divisa”, scritto dal giornalista Giulio Russo e pubblicato nel 2006, che affronta il tema dell’omosessualità nelle forze armate e nelle forze dell’ordine attraverso alcune interviste ai diretti interessati.
In internet ho cercato anche il discorso di commemorazione di Étienne Cardiles, pronunciato il 25 aprile durante la solenne cerimonia per ricordare il suo compagno poliziotto di 37 anni Xavier Jugelé - la persona con la quale aveva condiviso gli ultimi 4 anni - ucciso da un simpatizzante dell’ISIS il 20 aprile 2017 sugli Champs-Elysées a Parigi. 
Il poliziotto Xavier, con diversi anni di esperienza nel corpo della polizia, era in pausa con alcuni colleghi al momento dell’attacco e uscendo dall’automobile è stato aggredito fatalmente.
Il titolo del libro è stato mutuato dal commiato funebre di Étienne Cardiles, come spiego nell’Introduzione.
Alcune parti di "Questo odio non ti somiglia", patrocinato da Amnesty International, continuano e in alcune parti forse le ripetono, la riflessione già avviata con “Love is a human right” di cui questo testo doveva originariamente rappresentare solo un’appendice.
Ma le idee fortunatamente mutano e si trasformano. Così, grazie al suggerimento dell’editore, sono approdato alla scrittura di un libro il cui tema è stata un’avventura fatta di nuove scoperte, incontri ed eventi di cui non conoscevo l’esistenza.
Sono convinto che la diffusione della cultura e di una corretta informazione siano il principale strumento per contrastare il periodico riemergere di antiche violenze e di nuovi estremismi. Sono altresì convinto che la società contemporanea non possa fare a meno della pluralità delle sue voci e delle sue culture provenienti da tanti luoghi diversi. Se si si vuole ribaltare la polemica fuorviante, astorica e ascientifica occorre insistere, e resistere, sulla formulazione di un nuovo modo di dire le cose, di nominare l’innominato e l’innominabile: dentro le uniformi di poliziotti e militari vivono corpi, anime e menti di persone che sono anche gay, lesbiche o transgender e il loro orientamento sessuale non inficia le loro funzioni.

 

D. Dalla tua esperienza a che punto è lo stigma omotransfobico all'interno dei corpi militari in Italia e all'estero? Qual è, a tuo parere, lo stato che ha le forze dell'ordine più emancipate?
R. Il tempo dei diritti sembra per alcuni aspetti oggi trascurato, travolto dall’odio e dalla violenza. I diritti sembrano una parola priva di futuro: invece dobbiamo ostinarci ad esplorare nuovi territori di dialogo, di libertà e di dignità, responsabilità e appartenenza per poter assegnare alla parola “diritti” la sua capacità di generare rispetto e tutela della vita. "Questo odio non ti somiglia" non ha ovviamente la presunzione di essere esaustivo e definitivo ma intende offrire un contributo ad alcune riflessioni in materia di omosessualità, orientamento sessuale e identità di genere nell’ambito circoscritto delle forze di polizia e delle forze armate, questioni che se pur sono timidamente entrate nel dibattito pubblico ancora faticano ad entrare all’interno delle stazioni di polizia e delle caserme militari. Talvolta alcune espressioni mi lasciano senza fiato: la barbarie della civiltà, la dissoluzione dei valori, ecc. Ma non mi lascio abbattere e continuo a credere che un altro mondo è possibile e che garantire diritti a chi non li ha non significa toglierli a qualcun altro.
Mi sono chiesto nel corso degli anni, e non solo in questo ultimo periodo, che se si superasse il piano degli attacchi verbali carichi di odio, di aggressività, di paranoia e di ascientificità per quanto riguarda il tema del matrimonio egualitario, della stepchild adoption, di una libera e consapevole dichiarazione di coming out -penso a tutti quei poliziotti e militari che ancora hanno paura di dichiarare il loro orientamento sessuale per timore di essere trasferiti, offesi, penalizzati nell’avanzamento della carriera, ecc.- potremmo seriamente riflettere su chi siano le persone che stanno chiedendo di vedere riconosciuti i loro diritti di cittadini da parte di uno Stato che servono con competenza e talvolta a rischio della propria vita, che pagano le tasse e che contribuiscono a rendere più sicuro.
Si tratta di riconoscere diritti a coloro che già esistono, poliziotti e militari gay, lesbiche, bisessuali e transgender che non vogliono – e non devono – abdicare al loro orientamento sessuale e/o alla loro identità di genere per paura di ripercussioni di qualsiasi tipo e di discriminazioni rimandando alla coscienza personale dei singoli l’etica delle proprie scelte. Non esiste legge universale che possa fare da garante assoluto nelle scelte che riguardano la sfera sessuale.
questo-odio-non-ti-somigliaQuando alcuni settori della polizia e delle forze armate tuonano contro l’omosessualità - così come alcuni politici e giornalisti - provo a rispondere con gli esempi concreti di decine e decine di poliziotti e militari che hanno deciso di servire questo Stato governato da una classe politica che nella sua maggioranza appare poco coraggiosa e che continuano a svolgere il loro lavoro nel rispetto della legge. Il libro è idealmente dedicato a tutti i poliziotti e i militari che quotidianamente rischiano la vita per la nostra sicurezza e per combattere il crimine, rispettosi dei dettami della Costituzione e dei trattati sui diritti umani, a coloro che lottano per affermare i diritti di tutti e di tutte, dei ragazzi che continuano a suicidarsi per la vergogna di essere omosessuali, ai poliziotti e ai militari che schiacciati da una cultura machista e maschilista si autocondannano ad una vita ipocrita e non rispettosa del loro desiderio di essere se stessi e quindi felici nonostante le temperie umane, le omissioni politiche e le negazioni legislative.
L’omofobia, il pregiudizio e la discriminazione si possono anche combattere con un libro riuscendo, forse, a contribuire a cambiare il pensiero di una persona. Magari il libro, e me lo auguro con tutto il cuore, avrà la capacità di infondere coraggio in chi, tra poliziotti e militari gay, si sente attaccato o emarginato. Sono convinto che nessuno vada lasciato solo in una battaglia per il riconoscimento della sua dignità e dei suoi diritti. Ci sono milioni di persone che credono nella tolleranza e nel rispetto per chi ha un orientamento sessuale non uniformato alla maggioranza e rispetta gli altri, contribuisce a rendere migliore la società, paga le tasse, ha giurato fedeltà ad un paese anche se non vede tutti i suoi diritti riconosciuti.

 

D. Com'è stato accolto il saggio dalla comunità LGBT?
R. A questa domanda francamente non saprei rispondere anche se, a partire da febbraio ad oggi sono state realizzate una decina di presentazioni, organizzate da gruppi locali di Amnesty International e qualche volta in collaborazione con associazioni LGBTIQ+ locali.
Sono stati pubblicati 2 articoli e a quanto mi dice l'editore il libro sta avendo un buon riscontro. A settembre sono già in calendario altre due presentazioni a Roma e a Novara

 

D. E per il futuro, a cosa stai lavorando?
R. A febbraio 2020 dovrebbero essere pubblicati altri due libri: uno su Fredy Hirsch, un educatore ebreo e gay che è morto ad Auschwitz nel 1944 e un altro sulle bugie. La scrittura mi è "necessaria"... E sto già lavorando su un nuovo libro sui Moti di Stonewall con interviste, racconti e storie...
Sono appena tornato da New York ed è stata un'esperienza molto significativa.



 

Chi è Carlo Scovino
Vive a lavora a Milano. Ѐ Co-Referente delle Attività di Riabilitazione dell’Unità Operativa di Psichiatria n. 55 della Az. Socio Sanitaria Territoriale Fatebenefratelli-Sacco di Milano. Collabora da oltre un decennio con Claudio Mencacci, past president della Società Italiana di Psichiatria, su progetti innovativi di riabilitazione psichiatrica che hanno come focus la cittadinanza attiva, l’empowerment, i diritti e l’inclusione sociale. Ѐ laureato in Scienze della Formazione, è pedagogista e formatore per diversi enti e associazioni. Svolge da molti anni un’intensa attività di formazione e sensibilizzazione sui temi di carattere sociale presso scuole medie superiori, università, all’estero (in Iraq per conto dell'UNICEF), associazioni del privato sociale e del no-profit. Ѐ docente a contratto per l’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi articoli su tematiche sociali quali la lotta allo stigma e al pregiudizio in ambito psichiatrico, il lavoro di rete, i diritti umani e l’advocacy. Ha partecipato a numerosi convegni e seminari e lavora in ambito sociale da oltre 20 anni.
Con Rogas ha pubblicato “Love is a human right. Omosessualità e diritti umani” (2016).
(a cura di MZ)

 

 

 

 

 

 

 


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